Dalle 9.30 di domani, martedì 10 febbraio 2015,  si muoveranno in corteo con i mezzi pesanti partendo dal piazzale antistante la portineria C dell’Ilva e percorrendo le principali arterie stradali.

 

Saranno  interessate, in particolare, la strada statale 7 e la strada statale 106 fino al piazzale del Municipio, dove è previsto un incontro con la stampa a partire dalle ore 11.30.  Alla conferenza stampa prenderà parte anche una delegazione delle altre aziende dell’indotto interessate alla vertenza ed il Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo.

Si prevedono, infatti, ulteriori manifestazioni ed azioni anche clamorose che andranno avanti fino all’ottenimento di garanzie e risposte certe.

La ripresa della protesta, (già attuata giovedì scorso e poi interrotta in attesa di conoscere quali fossero gli esiti del vertice romano di venerdì scorso), è stata decisa infatti da tutti gli autotrasportatori dell’indotto in virtù dell’assenza di risposte concrete che si registrano sulla vicenda, (malgrado l’interessamento di quei parlamentari attivi sulla questione) ed in virtù, in particolare, delle azioni realmente concrete da parte del Governo che consentirebbero, a tutto l’autotrasporto e non solo, di riprendere con serenità le consuete attività lavorative.

Invece, né il contenuto di alcuni emendamenti – peraltro ancora nell’alveo delle ipotesi – né le misure che si avanzano a tutela dei crediti sembrano andare nella direzione auspicata dalla imprese dell’indotto, in crisi di liquidità oramai da troppi mesi.

Quello di domani è davvero, per gli autotrasportatori, l’ultimo grido di dolore: per lo spegnimento delle loro aziende e per la perdita di qualsiasi certezza per le loro  famiglie, sia presente che futura.

Le imprese – tutte - fanno ancora una volta appello al Premier, ai ministri competenti, ai commissari Ilva, affinché  trovino al più presto la soluzione per corrispondere a questa numerosa platea di imprese e di lavoratori quanto loro dovuto per lavori realizzati a costo di enormi sacrifici.

Responsabilmente, e fino ad oggi, ricordiamo che gli autotrasportatori dell’indotto hanno deciso di manifestare civilmente, consentendo la messa in sicurezza degli impianti ed il prosieguo, pur limitato, delle attività all’interno dell’Ilva.

Ora la protesta, in considerazione della situazione pressoché immutata che si registra rispetto alla prima autoconvocazione a Roma del 19 gennaio scorso, potrebbe assumere, salvo decisivi cambiamenti di rotta, altri risvolti.